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Molto spesso mi sono imbattuta in alcuni stereotipi culturali che portano a credere che ricorrere ad una consulenza psicologica o alla psicoterapia significhi “essere malati” o talvolta ancor peggio, “essere pazzi”.

 

Avere la consapevolezza di avere un problema o una difficoltà anche temporanea, che impedisce di condurre una vita soddisfacente in campo affettivo, sociale, lavorativo o con se stessi, e al contempo avere il desiderio di affrontare il proprio malessere, è un segno di forza e di coraggio, che si esplica proprio nel chiedere aiuto. La sofferenza, così come l’ansia o la sintomatologia corporea, non è solamente un fattore di disturbo di cui liberarsi, ma è un importante campanello d’allarme da ascoltare per poterne conoscere il senso. E’ la nostra voce interiore che ci vuole comunicare un messaggio e che necessita di uno spazio, di un luogo sicuro nel quale potersi esprimere.

In taluni casi, il disagio è intimamente connesso a cambiamenti significativi legati al naturale percorso di crescita personale (come la fase adolescenziale) o a variazioni delle circostanze della vita, come un lutto, una separazione, un divorzio, una malattia. La crisi, in questo caso, se opportunamente affrontata diviene il presupposto per un rinnovamento in grado di creare le condizioni per favorire nuove modalità di adattamento.